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Omissione di soccorso, comportamento in caso di incidente stradale

3 Feb 15 - Giurisprudenza

Corte di Cassazione IV Sezione Penale

Sentenza 16 maggio – 21 ottobre 2014, n. 43831 Presidente Bianchi – Relatore Izzo.

Andare in bicicletta è libertà, è contatto con la natura. Purtroppo, in questi ultimi tempi, fare un giro in bici è anche un rischio, quello di essere travolti da un pirata della strada che, senza alcun rispetto degli altri utenti, crede di essere il padrone della carreggiata, solo perchè al volante di un’automobile.

La Cassazione ha esaminato un caso in cui all’imputata era stato addebitato che, dopo avere investito con l’auto un ciclista ed averlo fatto cadere in terra, non si era fermata per fornire le sue generalità e prestare soccorso.

Secondo la Corte, stando alla dinamica del sinistro e alla violenza dell’impatto, la donna aveva la consapevolezza di aver arrecato al ciclista delle lesioni traumatiche e ciò avrebbe dovuto indurla a fermarsi sul luogo del fatto.

In ogni caso, continuano i giudici territoriali, “quanto meno sussisteva il dolo eventuale quale elemento soggettivo dei delitti contestati”.

La donna veniva condannata per i delitti di cui all’art. 189, commi 6° e 7°, C. d. S.

Avverso la sentenza di condanna veniva proposto ricorso dal difensore dell’imputata, lamentando la erronea applicazione della legge ed il vizio di motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza dell’elemento soggettivo dei reati contestati. Invero dopo la caduta il ciclista si era rialzato e l’imputata si era fermata per constatare quali fossero le sue condizioni. Visto che stava bene si era allontanata.

Per la Corte di Cassazione però il ricorso è infondato e deve essere rigettato in quanto le deposizioni dei testimoni che hanno assistito all’incidente hanno riferito che la donna non si era fermata per accertarsi delle condizioni fisiche del ciclista e per dare le proprie generalità attendendo insieme l’arrivo dei soccorsi e della forza pubblica ma avrebbe invece soltanto abbassato il finestrino per urlare qualcosa.

La Cassazione, richiamando diversi precedenti ha ricordato che “risponde del reato previsto dall’art. 189, comma sesto, il soggetto che, coinvolto in un sinistro con danni alle persone, effettui soltanto una sosta momentanea, insufficiente a garantire l’adempimento degli obblighi di fermarsi e di fornire le proprie generalità ai fini del risarcimento

Inoltre, quanto all’elemento soggettivo, i giudici osservano che “nel reato di fuga previsto dall’art. 189, comma sesto, C.d.S. l’accertamento del dolo, necessario anche se esso sia di tipo eventuale, va compiuto in relazione alle circostanze concretamente rappresentate e percepite dall’agente al momento della condotta, laddove esse siano univocamente indicative del verificarsi di un incidente idoneo ad arrecare danno alle persone

Orbene, concludono gli ermellini confermando la condanna dell’imputata, il giudice di merito “ha tratto il convincimento della possibilità per l’imputata di percepire che il ciclista avesse patito lesioni, dalla sua caduta sull’asfalto e dai danni riportati dal velocipide“.