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Comportamento in caso di sinistro stradale

3 Feb 15 - Giurisprudenza

Corte di Cassazione, sezione IV Penale –

Sentenza 2 ottobre 2014 – 13 gennaio 2015, n. 1276  – Presidente Foti – Relatore Serrao

La Corte di Cassazione, con la sentenza che di seguito si riporta, ha esaminato un caso di sinistro stradale chiarendo quale deve essere il comportamento delle persone coinvolte nello stesso.

Nel caso in esame la Corte era stata chiamata a esaminare la condanna che era stata inflitta ad un uomo dalla Corte d’Appello di Trieste per il reato di cui all’art.189, comma 6, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 perchè mentre si trovava alla guida di un motociclo, aveva impegnato il marciapiede con una manovra improvvisa, che aveva costretto i veicoli che lo seguivano a frenare; il terzo di tali veicoli era un ciclomotore condotto da una minorenne che, nonostante la frenata, aveva urtato contro la ruota dell’autovettura che la precedeva e si era rovesciato sul fianco destro; l’imputato si era fermato, ma si era poi allontanato invitando la vittima a rintracciarlo attraverso il numero di targa del veicolo, nonostante le rimostranze di quest’ultima; il conducente dell’autovettura tamponata dalla minore aveva chiamato un’ambulanza ed il Pronto Soccorso aveva certificato la presenza di lesioni guaribili in 3 giorni.

La Corte territoriale ha ritenuto sussistenti gli elementi costitutivi del reato contestato sul presupposto che non fosse rilevante l’addebitabilità all’imputato della responsabilità del sinistro, comunque ricollegabile al suo comportamento, e che l’imputato avrebbe avuto l’obbligo di rimanere presente per tutto il tempo necessario all’espletamento delle prime indagini finalizzate all’identificazione dei conducenti dei veicoli coinvolti.

L’imputato ricorreva in Cassazione censurando la sentenza impugnata per i seguenti motivi:
a) con un primo motivo deduce erronea applicazione dell’art. 533 cod. proc. pen., dell’art. 189, commi 1, 6 e 7, d. lgs. 30 aprile 1992, n.285 e dell’art.526 cod. proc. pen., nonché vizio di motivazione e contraddittorietà processuale per travisamento della prova.
b) erronea applicazione dell’art.189, commi 1, 6 e 7, cod. strada nonché vizio di motivazione.

La Corte ha ritenuto infondati i motivi del ricorso ricordando che l’art. 189, comma 1, cod. strada, disponendo che “L’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, ha l’obbligo di fermarsi e di prestare l’assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subito danno alla persona”, ha inteso attribuire all’espressione incidente comunque ricollegabile al suo comportamento il valore di antefatto non punibile idoneo ad identificare il soggetto la cui condotta omissiva è penalmente sanzionata. La Corte territoriale ha, dunque, correttamente interpretato la disposizione che sanziona la condotta omissiva dell’utente della strada, comunque coinvolto in un sinistro, che non sia fermato, ritenendo che tale obbligo sussista indipendentemente dalla responsabilità nel sinistro.